Tech Sovereign Catalogue

Sovranità digitale significa poter dimostrare, con criteri verificabili, chi controlla un’infrastruttura tecnologica, dove vengono elaborati i dati e sotto quale giurisdizione. Il Tech Sovereignty Catalogue è il registro europeo che applica questi criteri alle soluzioni digitali pronte al mercato.

Siamo orgogliosi di annunciare che le nostre due soluzioni Radicalbit Platform e Radicalbit AI Gateway sono ufficialmente entrati a far parte del Tech Sovereignty Catalogue, l’iniziativa promossa dalla European DIGITAL SME Alliance.

Una nuova tappa che consolida la visione del Gruppo Fortitude verso la creazione di uno stack tecnologico europeo resiliente, sicuro e indipendente.

Cos’è il Tech Sovereignty Catalogue e chi lo promuove

Il Tech Sovereignty Catalogue è promosso da European DIGITAL SME Alliance, l’organizzazione che rappresenta oltre 45.000 piccole e medie imprese digitali in Europa, ed è sviluppato in linea con il framework EuroStack. Il suo obiettivo è mappare, valutare e rendere visibili le tecnologie sviluppate e controllate in Europa che offrono un’alternativa concreta ai grandi player extra-UE, lungo cinque pilastri strategici: Cloud, Intelligenza Artificiale, Cybersecurity, Connettività e Infrastruttura Dati. Il Catalogue nasce accanto a due etichette di qualificazione, “Software made in Europe” e “Software hosted in Europe”, pensate per dare a chi acquista tecnologia un modo rapido per distinguere ciò che è genuinamente europeo da ciò che lo è solo nella sede legale.

Per i responsabili di strategia AI e infrastruttura, il Catalogue non è una vetrina promozionale: è uno strumento di due diligence. Collega infatti chi sviluppa tecnologia europea con chi deve selezionarla, che si tratti di un decision maker enterprise, di un ufficio acquisti della Pubblica Amministrazione o di un policymaker che lavora su standard e procurement pubblico. Essere presenti nel Catalogue significa aver superato una verifica esterna su criteri che, altrimenti, un’azienda dovrebbe accertare da sola, fornitore per fornitore.

Cosa significa essere “sovereign by design”

L’inclusione nel Catalogue non si basa su autodichiarazioni generiche. Una soluzione deve dimostrare una maturità commerciale di livello TRL 9, ovvero essere un prodotto già collaudato su larga scala e pronto all’implementazione in produzione. Deve avere sede principale e proprietà all’interno dell’Unione Europea o dei paesi EFTA, condizione che esclude l’esposizione a normative extraterritoriali come il CLOUD Act statunitense. Deve garantire che elaborazione e archiviazione dei dati avvengano entro i confini europei, sotto l’esclusiva giurisdizione del GDPR e delle norme UE correlate, cosa diversa dal semplice ospitare un datacenter in Europa se la società madre resta soggetta a un’altra legge. E, infine, deve adottare architetture interoperabili e aperte: poter spostare carichi di lavoro da un cloud all’altro, o riportarli on-premise, senza dover riscrivere l’integrazione da zero.

Questi requisiti spostano la conversazione dalla sovranità dichiarata alla sovranità verificabile. Non misurano le intenzioni di un fornitore, misurano condizioni operative concrete: dove risiedono i dati, chi ne ha accesso legale, cosa succede se l’azienda vuole cambiare strada. È questo lo scarto che rende il Catalogue un riferimento per chi deve valutare fornitori AI in ambito enterprise.

Perché la sovranità digitale è diventata un criterio di acquisto enterprise

Fino a pochi anni fa la sovranità digitale restava confinata nel perimetro dei dibattiti normativi, un principio più politico che operativo. L’adozione massiva di modelli di Generative AI l’ha trasformata in un rischio misurabile. Il CLOUD Act statunitense obbliga le aziende americane a fornire alle autorità USA l’accesso ai dati che gestiscono, indipendentemente da dove questi dati siano fisicamente conservati: un’azienda europea che invia dati a un’API americana li espone a quella giurisdizione, anche se il datacenter fisico si trova in Europa. Le versioni “sovereign” offerte dai grandi hyperscaler attenuano il problema ma non lo risolvono alla radice, perché la giurisdizione sulla società madre resta americana.

A questo si sono aggiunti tre corpi normativi che toccano direttamente la catena tecnologica delle imprese europee: l’AI Act, con obblighi operativi per i sistemi GPAI in vigore dall’agosto 2025; NIS2, che estende la responsabilità sulla sicurezza informatica lungo l’intera supply chain, fornitori ICT inclusi; e DORA, che impone al settore finanziario requisiti stringenti sulla resilienza dei fornitori terzi.

A novembre 2025, tutti gli stati membri UE hanno firmato la Declaration for European Digital Sovereignty, atto politico che riconosce esplicitamente la dipendenza tecnologica come rischio strategico, non più solo come questione etica. Il risultato pratico è che oggi un ufficio acquisti tecnologici non si limita più a chiedere se un fornitore sia conforme al GDPR. Chiede dove risiedono i dati di training e inferenza, chi ha accesso ai log di audit, cosa succede se il fornitore cambia policy, proprietà o giurisdizione.

Il Tech Sovereignty Catalogue risponde a questa domanda con una verifica fatta a monte e pubblica.

Radicalbit Platform nel Catalogue: MLOps e observability sovrana

Radicalbit Platform unifica Real-Time Machine Learning, MLOps e AI Observability in un unico ambiente per progettare, distribuire, monitorare e scalare modelli AI e ML in produzione.

La scheda pubblicata nel Catalogue ne riconosce la natura sovereign by design: sviluppo, manutenzione e proprietà intellettuale restano sotto giurisdizione europea, e l’architettura supporta il deployment containerizzato su cloud sovrani europei, sistemi ibridi o data center on-premise, mantenendo elaborazione dati, training e inferenza interamente in area UE/EFTA.

Il punto tecnico che il Catalogue valorizza è l’approccio al problema della black-box AI: drift detection, data quality monitoring e observability sono incorporati direttamente nei workflow di produzione, non aggiunti come layer esterno dopo il fatto. Per istituzioni finanziarie, manifatturiero e PA, questo significa poter dimostrare, non soltanto dichiarare, equità algoritmica e compliance rispetto agli standard europei e all’AI Act in un audit, il log del drift detection conta più di una policy scritta bene.

Radicalbit AI Gateway nel Catalogue: il livello di controllo sui modelli

Radicalbit AI Gateway copre un problema diverso e complementare: la governance del traffico verso i modelli LLM, a prescindere dal provider. La soluzione si posiziona come layer di orchestrazione tra le applicazioni aziendali e i modelli AI, gestendo routing, rate limiting, caching semantico e ottimizzazione dei costi su più provider contemporaneamente, senza che l’applicazione debba sapere quale modello sta effettivamente utilizzando.

Nella scheda del Catalogue, l’AI Gateway è descritto come un sovereign firewall per gli asset dati aziendali: applica anonimizzazione in tempo reale, mascheramento automatico dei dati PII e controlli di accesso basati su policy, prima che qualsiasi payload lasci il perimetro aziendale. Audit log, metriche sui prompt e database di compliance restano entro i confini UE/EFTA, anche quando l’azienda continua a usare modelli esterni come GPT o Claude accanto a modelli open source europei. Un tassello mancante nello stack AI sovrano europeo, pensato in particolare per settori regolamentati come sanità, difesa e Pubblica Amministrazione, dove l’adozione di AI Generativa non può avvenire a scapito del controllo strategico sui flussi informativi.

Due soluzioni, un unico stack sovrano

Le due soluzioni lavorano su due estremi opposti della stessa pipeline AI. La Platform governa il ciclo di vita dei modelli ML in produzione, dal training al monitoraggio continuo; il Gateway governa l’accesso e il traffico verso i modelli LLM, inclusi quelli ospitati da provider extra-UE.

Avere entrambe le soluzioni nel Catalogue significa per il nostro team coprire, con due verifiche indipendenti, l’intero perimetro dello stack AI aziendale: da chi costruisce e osserva i modelli, a chi ne controlla l’accesso quotidiano.

Per chi guida la strategia dati e infrastruttura, questo toglie un passaggio dalla checklist di selezione fornitori: la verifica di sede europea, giurisdizione dei dati e assenza di lock-in non va condotta internamente, perché è già stata fatta, pubblicamente, da qualcun altro. Per i team di procurement della PA e delle aziende sottoposte a NIS2 o DORA, questo riduce concretamente i tempi di due diligence sui fornitori critici. Per chi lavora su policy e standardizzazione, aggiunge due riferimenti verificati alla mappa delle alternative europee disponibili oggi.

La sovranità digitale si costruisce un livello alla volta

Nessuna azienda europea raggiunge la sovranità digitale con una singola decisione, migrando tutto on-premise o abbandonando di colpo gli hyperscaler americani. La sovranità digitale si costruisce riducendo progressivamente i punti di dipendenza non necessaria e aumentando la capacità di controllo, osservabilità e portabilità, un livello dello stack alla volta.

L’ingresso di Radicalbit Platform e Radicalbit AI Gateway nel Tech Sovereignty Catalogue è un riconoscimento esterno di questo percorso: due verifiche indipendenti su sede, giurisdizione, maturità e interoperabilità, consultabili da chiunque debba scegliere un fornitore AI senza rinunciare al controllo sulla propria infrastruttura.

In questo scenario, Radicalbit Platform e Radicalbit AI Gateway forniscono l’architettura necessaria per mettere in atto tali principi. Dalla supervisione continua delle prestazioni dei modelli al monitoraggio e governance dei flussi di dati verso i Large Language Models, le soluzioni Radicalbit trasformano la gestione dell’AI in un processo trasparente e misurabile.

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